Assenzio
“L’Absinthium, pianta erbacea dal sapore fortemente amaro, apprezzato fin dai tempi piu’ antichi per le sue proprietà terapeutiche, conosce grande notorietà verso la fine del XIX secolo quando viene utilizzato nella produzione di un liquore eccitante comunemente chiamato Absinthe. La parte piu’ attiva estratta dalla pianta è un’essenza che si presenta sotto forma di liquido verdastro (la “fatina verde” du cui parla Dracula) e che puo’ provocare, se consumata in forti dosi, alterazioni nervose e alienazioni mentali.
Il termine assenzio, usato anche da Dante nel suo significato figurativo e letterale di assenza, dolore, pena e amarezza (Purgatorio, canto XXIII, 85-88. n.d.r.), deriva dal greco ??????? e significa privo di dolcezza. A livello simbolico questa amara pianta pare veicolare dunque l’idea di mancanza, rappresentando il dolore in forma di amarezza.
Nell’Apocalisse di San Giovanni (8;11) si legge della caduta di una stella ardente come una fiaccola sopra le sorgenti delle acque “E il nome della stella è Assenzio. E la terza parte dell’acqua si trasformo’ in Assenzio, e molti uomini morirono per l’acqua, poichè s’era fatta amara“.
Al sangue o ben cotto – Miti e riti intorno al cibo – Isabella Brugo, Guido Ferraro, Caterina Schiavon, Manuela Tartari
La Fée Verte (Fata Verde), creata dal Dr. Pierre Ordinaire nel 1792, come già detto, fu molto usata nel XIX secolo. La leggenda secondo cui l’assenzio possa portare a stato di delirio è in parte fondata. Dal sito di Wikipedia: “L’olio essenziale di Artemisia absinthum contiene un terpene chiamato tujone, il quale in dosi elevate può portare a crisi epilettiche, delirium tremens e morte. In realtà le quantità di intossicamento da tujone sono pari a 80-100 g, una quantità impossibile da assumere bevendo assenzio che normalmente non può contenere più di 30-40 mg/kg di tujone.”
In ogni caso, l’assenzio divenne illegale in molti paesi, poichè associato a stati mentali corrotti. Un esempio è dato dal quadro di Edgar Degas (Parigi, 19 luglio 1834 – Parigi, 27 settembre 1917) che tra il 1875-76 dipinse L’assenzio (L’absinthe) che raffigura l’attrice Ellen Andrée e l’incisore Marcellin Desboutin inebetiti dal consumo di assenzio, seduti al Café de la Nouvelle Athènes, in Place Pigalle a Parigi.
Il discoso sull’assenzio è molto lungo e pieno di particolari. Ci sono molte cose di cui parlare, quadri da citari, poeti e scrittori da segnalare, come per esempio Rimbaud e Verlaine. Dedicherò piu’ posts a questo argomento che è doveroso approfondire.
Io personalmente sono molto incuriosita dalla storia lunga e piena di colpi di scena dell’assenzio che, incredibilmente, ha scandito la vita di tantissimi artisti. Io una volta ho bevuto assenzio, che chiaramente non c’entra quasi nulla con quello dei poeti maledetti, ma vi garantisco che, forse per il fatto che come ho detto mi incuriosisce, è stata una bella esperienza. In un calice particolare mi hanno versato questo liquido color dello smeraldo, denso e profumato. Poi hanno sistemato su di esso una specie di cucchiaino forato su cui hanno posizionato una zolletta di zucchero a cui hanno dato fuoco. Appena lo zucchero si era fuso quasi del tutto, hanno versato pochissima acqua ghiacciata sulla restante zolletta e hanno mescolato il tutto con il cucchiaino. La preparazione sembrava un rito e il risultato era ottimo. Vi devo segnalare che l’assenzio è un distillato molto forte e che quindi un paio di dita di fée verte sono piu’ che sufficienti. Io l’ho capito solo dopo, quando mi sono accorta di non che non riuscivo a camminare dritto…




